Parliamo di Storia

Pubblicato il 23.10.2016

Documento revisionato 09.01.2019

Decorati al Valor Militare del Comune di Novi Ligure

Lo scopo della presente pubblicazione è quello di mostrare i risultati della ricerca condotta per individuare i Decorati al Valor Militare che nacquero, risiedettero o che ebbero un qualche legame con il territorio del Comune di Novi Ligure. Sono stati trovati n. 172 nominativi per un totale di n. 233 decorazioni; per ciascuno si è cercata la motivazione, i fatti d'arme che determinarono l'onorificenza, quando è stato possibile, le note biografiche.

Alpino Italo Semino

Foto: Il Capitano MAVM Aldo Massiglia a colloquio con il Principe di Piemonte Umberto di Savoia

09.01.2019

Modificato il documento PDF: per errore mancavano la MAVM Ten. Raimondo Lagostena, MAVM Ten. Amedeo Busseti, MAVM Maresciallo Giovanni Lupano, MBVM Infermiera Volontaria Anna Demicheli Peloso, MBVM Capitano Medico Demicheli Antonio.

Su segnalazione Sig. Francesco Farina inseriti i seguenti Decorati: Sergente magg. motorista Frisone Renato, 1° Aviere marc. Greco Giuseppe, Tenente pil. Lugaro Costante, Sergente magg. pil. Malferrari Ugo, Sergente pil. Pippo Ardesio, Aviere scelto mot. Ricci Alessandro, Maresciallo pil. Sicco Alessandro, Tenente pil. Spinoglio Felice. 

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Caduti della 1^ Guerra Mondiale

Quattro Cascine Comune di Bosco Marengo

Foto dell'Alpino Stefano Mariani

 

Vedere file Pdf  

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Pubblicato il 05.09.2018

MAVM Capitano Luigi Berrino

3° Rgt Alpini, Btg Val Chisone, 230a Compagnia

Articolo del Generale di Brigata Ettore Martini (Maggiore Comandante del Btg Val Chisone all'epoca dei fatti) pubblicato su L'Alpino del 1° marzo 1933 – XI, Anno XV N. 5, che rievoca la figura del capitano Luigi Berrino, i combattimenti sul Castelletto e sul Piccolo Lagazuoi, ed il roccione dove il capitano cadde, che venne denominato Punta Berrino.

Articolo allegato in PDF.

Motivazione della Medaglia d'Argento al Valor Militare: «Rimasto solo ufficiale della compagnia, la condusse brillantemente contro la trincea avversaria assegnatagli per obiettivo. Ferito al viso, nonostante la copiosa perdita di sangue, non si portò al posto di medicazione fintantoché non ebbe date le opportune disposizioni per la resistenza. Essendo, poi, stato ordinato alla compagnia di ripiegare, ricevute le prime cure, ritornava sulla linea, vi raccoglieva il reparto e uomini di altra compagnia, guidando tutti in posizione sicura. In altra circostanza, mentre rincorava ed animava i suoi alla resistenza, cadde colpito a morte. - Castelletto della Tofana 1a, 28 settembre, 16-17 ottobre 1915, Piccolo Lagazuoi, 25 ottobre 1915». (Decreto Luogotenenziale 20 agosto 1916 B. U. 1916).

Immagine tratta da L'Alpino del 1° marzo 1933 – XI, Anno XV N. 5.

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Pubblicato 09.08.2018

Albo d'Oro

1915-1918

Caduti del Comune di Novi Ligure

Pubblichiamo una nuova revisione dell'Albo d'Oro dei Caduti della Grande Guerra relativi al Comune di Novi Ligure in quanto nel sito www.14-18.it sono stati reperiti documenti del Museo Centrale del Risorgimento che completano le informazioni su alcuni Caduti novesi, mentre per altri, nati in Comuni diversi, ne certificano comunque la residenza nella nostra città.

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Pubblicato il 21.07.2018

Tratto da FB 4° Divisione Alpina Cuneense

Sorte degli ufficiale del 104° Rgt di Marcia Divisione Cuneense. Fra i nominativi il Sten MBVM Cesare Piccinini da Novi Ligure.

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Pubblicato il 19.05.2018

Caduti delle Guerre Risorgimentali e delle guerre coloniali - Comune di Novi Ligure

Tratto da Europeana:

Legione Territoriale dei Carabinieri Reali di Alessandria Compagnia di Novi Ligure

All'Onorevole Comitato Direttivo del Museo Nazionale Militare di Castel Sant'Angelo.

Elenco dei Caduti delle guerre per l'indipendenza d'Italia appartenenti a questa città: «[...] che si trasmettono significando che questo Comando è dispiacente di non poter fornire tutti i dati richiesti, perché nonostante le diligenti indagini fatte esperire non fu possibile raccoglierli. [...]».

Ballestrero Giuseppe - Pagano Carlo - Pestarino Domenico - Cattaneo Carlo - Fossati Domenico - Napoli G. Batta - Alignani Francesco - Bruzzo Antonio - Verdona Gaetano - Capurro Edoardo - Pavese Domenico (Capitano, Fanteria) - Cavanna Giuseppe - Cavanna Giovanni - Marenco Vincenzo- Parodi Giovanni - Montemerlo Luigi - Demicheli Antonio - Punta Giuseppe ( Garibaldino, Fanteria, Solferino) - Rossi Giuseppe Soldato

Elenco dei Caduti delle guerre coloniali tranne quella libica:

Demicheli Antonio (Capitano Sanità, Adua) - Bignami Carlo (Adua) - Capurro Luigi, (Sergente, Adua) - Disarello Giuseppe (Adua) - Arona Antonio (Soldato)

Novi Ligure 4 aprile 1927 Anno V

Il Capitano Comandante la Compagnia: Saliceti Alessio

Tratto da http://acosenergia.it/novinostra/un-novese-caduto-nella-battaglia-di-lissa/:

Un Novese Caduto nella battaglia di Lissa: «[...] Nell’obelisco di Piazza Indipendenza, primo monumento sorto a Novi a ricordo dei Caduti novesi – originariamente collocato all’inizio della Passeggiata dei Cappuccini, oggi viale A. Saffi – sono riportati i nomi di combattenti nelle campagne del 1848-49, del 1859 e del 1896. Ricordiamoli: Ballestrero Giuseppe, Pagano Carlo, Pestarino Domenico, Cattaneo Carlo, Fossati Domenico e Napoli Gio Batta, caduti nel 1848; Alignani Francesco, Bruzzo Antonio, Verdona Gaetano, Capurro Edoardo caduti nel 1859 durante la Seconda Guerra d’Indipendenza; i rimanenti sono quelli della Campagna d’Africa del 1896: Demicheli Antonio, capitano medico, Bignami Carlo, sergente, Capurro Luigi, Disarello Giuseppe, caduti nella battaglia di Adua, e poi Pavese Domenico, Cavanna Giuseppe, Cavanna Giovanni, Marenco Vincenzo, Parodi Giovanni, Montessoro Luigi. Non risulta esservi alcun Caduto novese nella campagna del 1866, quella di Custoza e di Lissa.[...]». Tuttavia sempre nello stesso articolo, a proposito della battaglia di Lissa:: «[...] Le perdite austriache furono di 38 caduti e 138 feriti; quelle italiane di ben 612 ufficiali e marinai caduti, quasi tutti imbarcati sulle due navi affondate. Fra questi è compreso il marò trombettiere Parodi Francesco da Novi, come risulta dalla lapide murata nell’atrio di “Maricentro” a La Spezia, e sulla quale sono elencati i nominativi di tutti i caduti della battaglia. L’unità su cui era imbarcato era la pirofregata corazzata ammiraglia Re d’Italia al comando dell’alessandrino Capitano di Vascello Emilio Faà di Bruno, anch’egli caduto; anche il comandante della Palestro, il Capitano di Fregata Alfredo Cappellini, scomparve con la sua nave. Ad entrambi sarà concessa la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria. [...]».

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Pubblicato il 27.03. 2018

Il Fronte Macedone

Abbiamo ricevuto dalla Sezione di Alessandria la lettera del Prof. Fabio Cotifava, che così riassumiamo:

" [...] Durante la Prima Guerra Mondiale i ns soldati furono impiegati anche su fronti al di fuori del territorio nazionale. Tra questi, il principale fu il Fronte Macedone dove venne inviato un contingente di oltre 50.000 uomini, composto da brigate di fanteria, batterie di artiglieria da montagna, compagnie di bersaglieri, ecc.. Inspiegabilmente questo fronte è stato quasi del tutto dimenticato ed anche oggi, in occasione del centenario della Grande Guerra, non esistono eventi che lo ricordino. Per far conoscere questa storia, per tutti coloro che persero la vita in terra macedone, ho personalmente realizzato il sito www.frontemacedone.com che sottopongo alla vs attenzione. Lo scopo di questa lettera è dunque chiederle di informare i vs iscritti dell’esistenza di questo sito nella speranza di mantenere vivo il ricordo di tale spedizione."

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Pubblicato il 27 dicembre 2017.

Il Consiglio Direttivo A.N.A. ha rassegnato le dimissioni

Pubbicato su L'Alpino 31 maggio 1928 N. 10 Anno X

L'A.N.A. ed il regime fascista

Il 13 maggio 1928: «Il Consiglio dell'Associazione Nazionale Alpini udita la relazione del Presidente, [...] Da mandato all'Ufficio di Presidenza, [...] di rassegnare le dimissioni del Consiglio nelle mani di S.E. Il Prefetto di Milano [...]».

Con la seguente motivazione che il Presidente Ernesto Robustelli diede ai Sigg. Presidenti Sezionali: «[...] Il Governo invita il Consiglio a rassegnare le proprie dimissioni, non per ragioni politiche, non per ragioni amministrative, non per ragioni organizzative [...]».

E allora perché???????

 

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Pubblicato il 27 dicembre 2017.

La Chiesetta del Contrin

Pubblicato su L'Alpino del dicembre 1928, il disegno per la Chiesetta del rifugio Contrin a cura di Bontadini, interessante notare che l'autore avrebbe voluto dedicarla al Patrono degli Alpini, che allora non era stato designato, facendo alcune ipotesi: San Teodulo, San Grato, San Gratignano. Ricordiamo infatti che San Maurizio venne dichiarato patrono degli Alpini col Breve numero 659/941 della Sacra Congregazione dei Riti, datato 2 luglio 1941 sotto il Pontificato di Papa Pio XII.

Immagine tratta da L'Alpino.

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Generale Ricagno Umberto

Cavaliere Ordine Militare d'Italia

2 MBVM

CGVM

Ricagno Umberto da Sezzadio (AL), Generale comandante della divisione Julia in Russia.

Cavaliere Ordine Militare d'Italia 30.11.1950 – Generale

«Degno comandante in terra di Russia, della eroica Divisione Alpina Julia che da Lui mirabilmente preparata e guidata in una serie di violenti combattimenti, ha saputo imporsi all’ammirazione di tutti e guadagnare ai suoi magnifici Reggimenti la Medaglia d’Oro al Valor Militare. In dura e lunga prigionia è stato esempio di dignità, di fierezza e di serietà; sopportando con forza d’animo pericoli e disagi di ogni genere. Assertore dei doveri di soldato e di italiano - Fronte del Don - Campi di prigionia in Russia, 1942-1950

MBVM

Ricagno Umberto da Sezzadio (AL), sottotenente.

«Nell'avanzata della compagnia attraverso l'oasi, rimasto momentaneamente isolato, condusse con criterio e risolutezza il suo plotone di fronte al nemico, fino a raggiungere l'obbiettivo comune. - Bib Bu Saad, 1° dicembre 1911».

Ricagno Umberto da Sezzè (Alessandria), tenente aiutante maggiore reggimento alpini:

«Disimpegnava con coraggio e calma il proprio incarico di aiutante maggiore, portando ripetutamente ordini sulla linea di fuoco. Ferito si rifiutava di abbandonare il suo posto, dando bella prova di fermezza e di ardire. - Monte Mrzlivrh, 12 giugno 1915.»

CGVM

Ricagno Umberto da Sezzé (AL), sottotenente:

«E' concessa ai sottonotati militari la Croce al V.M. in commutazione dell'encomio solenne già loro tributato con decreto reale o luogotenenziale:

[…] Ricagno Umberto da Sezzè (Alessandria), sottotenente.

R.D. 4 giugno 1914, registrato alla Corte dei conti l'1 luglio 1914, registro 49. foglio 154 (Bollettino Ufficiale 1914, dispensa 26, pagina 690)»

Dal sito ana.it “gli Ordini militari di Savoia e d'Italia” Volume 3, Edizioni AN.A.:

«Nato a Sezzadio (AL) il 14 marzo 1890, nel 1910, dopo i corsi alla Scuola Militare, è sottotenente negli Alpini, nel 3° Rgt., Btg. Fenestrelle. Partecipa alla Campagna di Libia nel corso della quale merita una Croce al V.M.. Capitano nel 1915 è sul Monte Nero e riceve una Medaglia di Bronzo per il coraggio dimostrato e per non aver voluto abbandonare il posto di combattimento, nonostante le ferite riportate. Alterna poi il suo servizio tra i reparti alpini e il Corpo di Stato Maggiore. È Tenente Colonnello nel 1926, e comanda un battaglione del 6° Alpini. Poi è Capo di Stato Maggiore della Divisione Leonessa e della Cuneense. Il 19 agosto 1941 assume il comando della Divisione Julia. Ha il compito doppiamente gravoso di ricomporre i ranghi della Divisione anche per le perdite dovute all’affondamento della nave “Galilea” nell’aprile 1942. Partito con la Divisione per il fronte russo, nelle tragiche giornate della ritirata non viene raggiunto dall’ordine di deviare l’itinerario e così prosegue verso Valujki, già occupata dai russi. Dopo dieci giorni di lotta, pochi sono i superstiti. Incombe già la parola “resa”, ma egli si ribella violentemente e il 27 gennaio a Valujki viene catturato e fatto prigioniero nel carcere della Lubianca di Mosca, con l’accusa di essere un criminale di guerra, fino al maggio del 1950. Per il suo coraggioso e stoico comportamento, gli è attribuito l’Ordine Militare. Tornato dalla prigionia, è Comandante del territorio di Bari. Nel 1953 è collocato nella riserva e poi nel Ruolo d’Onore con l’incarico di Commissario Generale per le Onoranze ai Caduti di Guerra. E’ un incarico che gli sta molto a cuore, a tal punto che nonostante avesse diritto allo stipendio di Generale di Corpo d’Armata in servizio, quale emolumento per il lavoro affidatogli, rinuncia al doppio stipendio, accontentandosi della pensione che gli spetta. Nell’ANA per sei anni ricopre il ruolo di Presidente della sezione di Roma che lascia quando ritiene d’aver esaurito il suo compito: quello di dare alla Sezione una sede decorosa. Muore alla fine di dicembre del 1964 a Sezzadio: la Salma è portata su affusto di cannone fra gli Onori Militari, alla presenza di reparti in armi, al Ministro della Difesa Andreotti e la Bandiera di Guerra dell’8° Rgt. Alpini.»

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Pubblicato il 15 ottobre 2017

San Maurizio fra storia e leggenda

Domenica 17 settembre il Gruppo Alpini di Novi Ligure ha celebrato la giornata sociale e San Maurizio, ringraziamo il Presidente Sezionale, i Consiglieri, le Autorità civili e militari, le Associazioni d'Arma ed i Gruppi che si sono uniti a noi in questo festeggiamento. Tralasciando la cronaca, del tutto simile alle altre manifestazioni alpine desideriamo ricordare la figura del Santo e l'immagine dello stesso curata dal Gruppo di Novi, attraverso la ricerca del nostro Socio Alpino Eugenio Spigno.

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Pubblicato il 8 ottobre 2017.

Il "Vicenza" a Monte Corno

Nella relazione del suo Comandate

Nel file PDF allegato la storia del Btg. Vicenza dal 15 novembre 1915 al 10 luglio 1916, giorno in cui caddero prigionieri il Ten. Cesare Battisti ed il Sten. Fabio Filzi con le note conseguenze. La cattura avvenne presso Selletta Battisti a quota m. 1740, come documentato dalla foto allegata scattata nell'agosto del 2013. Il testo riportato è tratto da L'Alpino del 15 Luglio 1926 Anno VIII N.13.

Buona lettura!

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Caverna Austro-Ungarica in prossimità della cima del Monte Corno Battisti in Vallarsa

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Pubblicato 29.09 2017

Btg Val Maira (Cp 217^-218^-219^), 2° Rgt Alpini.

Monte Castelgomberto

Da: Ministero della Guerra - Comando del Corpo di Stato Maggiore - Ufficio Storico - Riassunti storici dei Corpi e Comandi nella Guerra 1915-1918 - Alpini - Battaglione Val Maira (p.185)

 

Maggio 1916 nel pieno della Strafexpedition (Spedizione punitiva), Altipiano di Asiago, Melette di Gallio: «[...] Il 30, giunti nella zona L'"Argentera" ed il "Morbegno", con essi, col "Val Maira" e col "Monviso", si forma il "gruppo di Foza". I primi battaglioni d'assalto nemico cozzano con impeto contro il nuovo ostacolo. Gli eventi precipitano, a M. Cimon la 218^ dopo tenace resistenza è costretta a cedere ed a ripiegare mentre l'avversario imbaldanzito e padrone di punti dominanti, raddoppia gli sforzi. Il battaglione, unitamente alle compagnie alpine 100^ e 124^ (Btg Monviso), che fin dal giorno precedente erano state inviate come rinforzo, retrocede portandosi prima sulla cresta della Meletta di Gallio e poi al M. Castelgomberto, ove il 5 giugno, dopo aver sostenuto un bombardamento di violenza eccezionale, respinge un attacco portato contro la sinistra della posizione. Due giorni dopo la lotta si riaccende furiosa: la 217^ e la 218^ resistono a M. Castelgomberto e la 219^ concorre a M. Fior a ripetuti assalti con altre truppe, subendo fortissime perdite. Nel battaglione già decimato, il giorno 8 di tutti gli ufficiali esiste un solo capitano. I superstiti del "Val Maira" ripiegano trincerandosi sul M. Tondarecar [...]».

Si propone a testimonianza di chi c'era, tratta da L'Alpino aprile 1926.

Foto cimitero di Malga Lora

 

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Pubblicato il 10.09.2017

Monte Cauriol

Le gesta del Btg. Monte Rosa del 4° Rgt Alpini alla conquista del Monte Cauriol 27 agosto 1916, con il Btg. Feltre e la 5° Btr. di Artiglieria da Montagna. L'episodio attraverso la lettura de L'Alpino del 1° marzo 1926.

Buona lettura.

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Pubblicato il 25 agosto 2017.

Grande Guerra - Lettere dal fronte del soldato Angelo Tommaso Ravera

a cura di Italo Semino.

La fonte della presente ricerca è quanto narrato nelle corrispondenze, custodite in una cassettina di legno dall'Alpino Luigi Semino e messe generosamente a disposizione, il cui protagonista è il nonno, il caporale Angelo Tommaso Ravera.

L'articolo è già stato pubblicato sulla rivista Novinostra In Novitate, numero 2, Anno I, dicembre 2016 e per la gentilezza della Società Storica del Novese e del Centro Studi "In Novitate" Onlus, proponiamo ai lettori del nostro sito.

Foto: il caporale Angelo Tommaso Ravera

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Pubblicato il 7 agosto 2017.

Cari lettori, in questa sezione avrete trovato la storia della Sezione di Alessandria ricostruita attraverso gli articoli pubblicati su L'Alpino; la stessa storia è stata presentata in un opuscolo cartaceo, naturalmente con una impostazione differente, in occasione delle commemorazioni per il 50° di Ricostituzione della Sezione di Alessandria tenutesi il 17, 24 e 25 giugno scorso.

Chiedo scusa ai lettori ma, in entrambe i casi, i testi sono inficiati da un banale errore che deriva, e questo è meno banale, dall'essermi fidato di quanto riportato in precedenti pubblicazioni omettendo una seria verifica, mi riferisco al passo ove affermo che dopo la Costituzione avvenuta nel 1935, «[...] Durante il periodo bellico e nell'immediato secondo dopo guerra il sodalizio aveva interrotto l'attività. [...]».

Questo non corrisponde alla "verità storica", risulta invece, come ci scrive l'Alpino Giuseppe Martelli, che ringrazio per la sua competenza e le sue segnalazioni, che: «[...] la Sezione era ben presente e attiva e addirittura ha avuto "l'onore" come Battaglione Alessandria di essere passata in rassegna dal Duce. A conferma di quanto sopra affermato vi allego alcuni trafiletti tratti da L'ALPINO che vanno così interpretati:

Alessandria-1935-11-1: notizia della nascita che compare il 1°novembre 1935. (Notizia riportata anche nei nostri testi).

Alessandria-1939-4-1: notizia sui quadri del 10° Regg. alpini che compare il 1° aprile 1939, nella seconda riga compare il Batt. Alessandria.

Alessandria-1939-4-15: notizia sull'inquadramento della sfilata all'Ad. Naz. di Trieste che compare il 15 aprile 1939, nella Zona del 3° il primo è il Batt. Alessandria.

Alessandria-1939-6-1: notizia sulla visita del Duce al Batt. Alessandria, notizia che compare il 1° giugno 1939.

Alessandria-1940-5-15 : notizia sull'inquadramento della sfilata all'Ad. Naz. di Torino che compare il 15 maggio 1940, nella Zona del 3° Regg. compare Batt. Alessandria.»

Tanto dovevo per la correttezza delle informazioni.

Alpino Italo Semino

Nel file PDF allegato i documenti citati.

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Pubblicato il 9 aprile 2017

Generale Faracovi Giovanni

Ufficiale dell'Ordine Militare di Savoia, Cavaliere dell'Ordine Militare di Savoia, 2 MAVM

(Colonnello comandate del 4° Gruppo Alpini: Btg Feltre, Monte Arvenis, Monte Pavione.)

Ufficiale dell'Ordine Militare di Savoia

Colonnello Alpini – data del conferimento 24 luglio 1919

«Comandante di una Divisione, con abile schieramento di truppe e tempestivo impiego di un gruppo di artiglieria da montagna, infrangeva la solida resistenza nemica travolgendone completamente la linea di Marco. Con audacia impetuosa, piombava su Rovereto e successivamente, sbaragliate e catturate colonne avversarie in ritirata, entrava in Trento. Marco-Rovereto-Trento, 2-3 novembre 1918 – B.U.1919, pag. 4159»

Cavaliere dell'Ordine Militare di Savoia

Colonnello di Fanteria, da Bergamasco

Monte Grappa 1917 – Col dell'Orso – Monte Solarolo

data del conferimento 3 giugno 1918

«Con rapido intuito della situazione faceva decisamente eseguire dai battaglioni ai suoi ordini, da più direzioni, un pronto e violento contrattacco ritogliendo al nemico una importante posizione e catturandogli numerosi prigionieri. Zona del Monte Grappa, Col dell’Orso, Monte Solarolo, 25 novembre 1917 – RD 3 giugno 1918»

MAVM

Faracovi cav. Giovanni, da Bergamasco (AL), colonnello comandante reggimento di fanteria.

«Intelligente, energico, instancabile, organizzava in brevissimo tempo a difesa la linea occupata dalle proprie truppe, completamente allo scoperto e battuta dalle artiglierie nemiche. Per affrettare i lavori rimaneva egli stesso più notti in linea, esposto a grave pericolo. Attaccato dal nemico, lo respingeva valorosamente, mettendo in evidenza la saldezza morale ch'egli, con completa dedizione al dovere, aveva saputo stabilire nel suo reggimento. - Carso Posizione di Quota 244 (Pod Koriti), 4 settembre 1917».

Faracovi Giovanni

Colonnello di Fanteria – Bergamasco

1917 – Isonzo (Manca la motivazione).

Da ana.it: “Gli Ordini Militari di Savoia e d'Italia” Vol. 3:

«Nato a Bergamasco (AL) il 31 ottobre 1874, il 12 agosto 1893 è Sottotenente al 6° Alpini e nominato Capitano è assegnato al 3°. Colonnello del 268° Rgt. Fant. Guadagna una Medaglia d’Argento sul Carso a q. 244 del Pod Korlti il 4 settembre 1917: per aver organizzato in brevissimo tempo una linea a difesa occupata dal suo Reggimento affrettandone i lavori e rimanendo intere notti in linea esposto al tiro nemico. Attaccato, respingeva il nemico valorosamente. Riceve un'altra medaglia durante il ripiegamento sul Piave nell’ottobre-novembre 1917; in quanto colonnello comandante del 268 Rgt. Fant., sul Tagliamento in piena, ordinatamente fa sfilare la truppa della retroguardia generale dell’Armata e di altri reparti mettendoli in salvo. Già Comandante del IV Gruppo Alpino composto dai Btg. Feltre, M.te Pavione e Arvenis nella zona del Coni Zugna sopra Rovereto, il 30 ottobre 1918 con una iniziativa ardita, si lancia con le sue truppe su Volano e Calliano. L’Arvenis resta a Rovereto. Nella giornata del 3 novembre, richiama quest’ultimo e lo pone dietro ai Cavalleggeri Alessandria che procedono verso Trento. Porta con sé la bandiera mandata nella notte dal comandante la XXXII Divisione (Gen. Bloise), che impossibilitato a riprendere immediatamente la marcia, la cede al colonnello Tarditi, in quel momento Comandante del Reggimento Alessandria. Quella Bandiera che il 3 novembre 1918 verrà issata al Castello del Buon Consiglio a Trento. Il 4 novembre 1918 entra nella Città Redenta col X Gruppo da Montagna per poi proseguire con il IV Gruppo Alpino alla liberazione della Val di Fiemme, come ancora oggi ricorda una lapide affissa sul muro della Parrocchia di Cavalese. Nel 1921 comanda il 91° Rgt. Fant. e poi il 3° Alpini. Nel 1926 comanda col grado di Generale la III Brigata di Fanteria e l’anno successivo è messo in aspettativa. Col grado di Generale è prima comandante della zona militare di Trieste, poi messo a disposizione nel 1934-35 a Torino. Nel 1939 è Giudice Effettivo presso il Tribunale Supremo Militare. Trasferitosi di nuovo a Torino, è socio e Consigliere della Sezione cittadina, fino alla sua morte, avvenuta a settembre del 1950. Se dunque Faracovi è uno dei primissimi ad essere entrato in Rovereto e Trento, egli passa alla storia anche per essere stato il Commissario del Governo che ha curato le Onoranze ai Caduti di Guerra finito il conflitto. Suo compito particolare era la cura dei numerosissimi cimiteri di guerra sparsi su tutto il fronte: dall’inventario da lui fatto nel 1928, risultano circa 1840, in moltissimi casi ridotti a uno stato deplorevole. Proprio per questo, il governo di allora prende la decisione di riunire tutte le Salme in appositi Ossari, bonificando (più o meno diligentemente a causa delle esigue risorse economiche) le aree cimiteriali. Secondo il volere di Faracovi, vengono create tre linee principali di opere in corrispondenza dei luoghi dove più cruenti sono stati gli scontri: la linea dell’Isonzo con le opere di Redipuglia, Gorizia e Caporetto; la linea del Piave con le opere di Fagarè e del Montello; la linea montana con le opere di S. Stefano di Cadore, il Monte Grappa, Cortina d’Ampezzo, Castel Dante di Rovereto, Passo del Tonale e Passo dello Stelvio. Nella zona retrostante alle suddette linee, i militari deceduti negli ospedali dovevano essere raccolti in ossari. Per la sistemazione definitiva delle Salme, Faracovi segue questi parametri: la perpetuità delle opere che conserveranno i resti dei Caduti; la individualità delle salme identificate che avranno un proprio loculo; la monumentalità della costruzione; la promiscua raccolta dei resti di salme non identificate o parte di esse e infine, i posti d’onore per i Decorati al Valore. In ambito Associativo, Faracovi presenzia a varie cerimonie negli anni ’20-‘30 sul fronte alpino a ricordo dei Caduti.»

 

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Pubblicato il 2 aprile 2017 tratto da: ana.it: Gli Ordini Militari di Savoia e d'Italia, Vol. 3, Edizioni A.N.A.

Generale Barco Lorenzo

Cavaliere dell'Ordine Militare di Savoia – Bu Msafer – 1912

N° 3 MAVM

Cavaliere OMS

Maggiore 5° Rgt Alpini, Btg Edolo.

«Condusse il suo Battaglione in combattimento con ammirevole coraggio, calma ed energia, esplicando doti d’intelligenza, di tenacia e di valore personale così spiccate da ottenere che il reparto desse splendide prove di solidità e resistenza. Bu Msafer, 8-9 e 10 ottobre 1912. – R.D. lettera P del 31 agosto 1916»

MAVM

Barco cav. Lorenzo, da Casal Cermelli (AL), maggiore 5° Rgt alpini.

«Condusse il suo battaglione in combattimento con ammirevole coraggio, calma ed energia, esplicando doti d'intelligenza, di tenacia e di valore personale così spiccate, da ottenere che il reparto desse splendide prove di solidità e di resistenza. - Bu Msafer 8, 9 e 10 ottobre 1912».

Colonnello comandante reggimento fanteria.

«Incaricato di attaccare ed occupare col reggimento ai suoi ordini una forte e ben munita posizione nemica, e rimasto assai gravemente ferito mentre con calma e ardimento mirabili, percorreva la prima linea, dimostrava grande fermezza e forza d'animo col dare le opportune disposizioni a chi lo doveva sostituire nel comando, tutti esortando a proseguire tenacemente nella lotta ed a non occuparsi di lui. - Monte Coston (Val d'Asiago), 20 agosto 1915».

Maggiore generale comandante 80a divisione alpina.

«Nelle aspre giornate in cui con molto valore e molto sangue le sue truppe concorsero alla vittoria finale, si prodigò personalmente con grande coraggio, per mantenere alto lo spirito e l'efficienza dei suoi soldati. - Monte Grappa, 24 ottobre-4 novembre 1918».

Da ana.it: “Gli Ordini Militari di Savoia e d'Italia” Vol. 3:

«Nasce il 5 maggio 1866 a Casal Cornelli [Casal Cermelli Ndr] (AL), è dapprima Maggiore nel 1909 al 5° rgt. alpini, btg. Morbegno, successivamente, in Libia, combatte valorosamente al comando dell’Edolo. Per le insigni prove dimostrate nella guerra italo – turca, ottiene la Croce di Cavaliere dell’OMS e il grado di Tenente Colonnello per meriti di guerra. E’, insieme ad Adami, membro attivo del “Comitato pro Monumento del 5° Alpini” che ha il compito di raccogliere fondi in denaro per sovvenzionare l’opera dello scultore Emilio Bisi. Nel maggio del 1915 è dapprima in zona di guerra al comando del 154° R.F., ma dopo essere stato nominato Colonnello, è a Monte Coston e nell’agosto del 1915 viene gravemente ferito mentre percorre la linea del fuoco. Abbandona la posizione solo dopo aver dato disposizioni tattiche a chi lo avrebbe sostituito nel comando; per tale comportamento riceverà una Medaglia d’Argento. Nel novembre del 1915 ritorna alla fronte e ottiene il comando delle truppe alpine operanti nel sottosettore Valcamonica, approvando le prime imprese sull’Adamello. Sua è l’idea nel 1916 di portare il famoso cannone 149G “Ippopotamo” su Cresta Croce; lasciato il comando al colonnello Carlo Giordana è poi in Valtellina. Qui dirige in difficilissime condizioni ambientali, azione di sagace organizzatore di appostamenti a difesa alpina. E’ protagonista di tutti gli ordini e piani d’azione che si svolgono sul fronte della “guerra bianca”. In particolare occupa e sistema la Piccola e Grande Guardia nella zona dell’Ortler, l’occupazione del Bäckmanngrat (P.ta Skyatori a mt.3500), la difesa del P.sso Ablès e Monte Cristallo (mt.3392), l’occupazione della Thurwieserspitze (q.3652) al 21 marzo 1917 e della quota 3720 dell’Ortler il 23 marzo. Successivamente, come Colonnello Brigadiere Generale, gli vengono affidati il comando della Brigata Barletta, del Raggruppamento Alpino del XX Corpo d’Armata, della Brigata Piacenza e Bisagno. Promosso Maggiore Generale, assume il comando della XX Divisione, esercitandolo con mano ferma e sicura per oltre un anno. Dal 20 settembre 1918 al 21 aprile 1919 è presso l’LXXX Divisione Alpini, inizialmente inquadrata nella I Armata e poi assegnata al XXX Corpo d’Armata della IV Armata. Durante l’avanzata della Battaglia di Vittorio Veneto, giunge a Feltre e viene insignito della Cittadinanza Onoraria. Dopo l’armistizio del 4 novembre 1918, il Gen. Barco, col trasferimento della LXXX Divisione Alpina sul Piave, si occupa del problema della riparazione e ripristino degli argini dei fiumi veneti e friulani danneggiati dalle vicende belliche. Tale opera impegna circa 9500 uomini, 330 ufficiali e qualche decina di migliaia di prigionieri austriaci; collabora, inoltre, alla Commissione Confini in Tirolo. Successivamente, nell’ottobre del 1919 è Comandante della XXV Divisione di fanteria che però lascia un anno dopo per assumere il Comando della II Divisione Alpina per breve tempo: infatti nel marzo del 1923, è prescelto per la carica di Generale a disposizione per le Truppe Alpine che esercita fino al maggio del 1924, quando riassume il comando della Divisione a Roma. Nel 1923 è artefice di un bel messaggio stampato su numerosi pieghevoli per gli ex combattenti italiani che avevano militato nelle truppe alpine durante il conflitto appena concluso. Questi pieghevoli verranno caricati, il 15 dicembre, su un dirigibile progettato da Umberto Nobile su commissione dell’aviazione degli Stati Uniti. “Agli Alpini ed Artiglieri da Montagna di ogni grado residenti nelle Americhe, Capo degli Alpini e Montagnini d’Italia, invio agli Alpini e Montagnini di ogni grado ed età residenti oltre Oceano, coll’affettuoso saluto mio, quello dei compagni d’arme e il ricordo delle nostre montagne aspre e possenti. La magnifica Nave dal Patrio nome, sarà la gentile messaggera di questo mio saluto. Agli Alpini ed Artiglieri da Montagna che, residenti in lontane terre, posero, nell’ora del cimento, il proprio Dovere al di sopra di ogni interesse e che, all’appello della Patria in armi, accorsero attraverso sconfinate regioni e l’immensità dell’Oceano, per portare la loro robusta fede, il loro braccio, la loro vita alla Sacra Guerra di Redenzione, col mio memore pensiero di combattente, giunga anche l’espressione di gratitudine che la nuova Italia Vittoriosa serba pei suoi figli più puri. La più aspra, la più difficile guerra fu combattuta e vinta dalla Patria nostra per virtù di Italiani: sia questo l’orgoglio di ogni italiano. Generoso e fulgido esponente del valore e delle virtù del popolo italiano è stato l’ammirevole nostro Esercito, considerato nel suo complesso e nei suoi elementi, nei suoi capi illustri come nei più modesti gregari, dall’Augusto Re Vittorioso, al più umile soldato: sia questa la fiera soddisfazione di ogni Combattente. Alla Vittoria, un grande contributo diedero le Truppe da Montagna: sia questo l’orgoglio di ogni Alpino ed Artigliere da Montagna. Il Popolo nostro, dimostrando di saper fortemente volere e virilmente vincere, si è imposto, per virtù propria e a prezzo di tanto sangue purissimo, generosamente versato, all’ammirazione e alla riconoscenza del mondo intero. L’Italia può ora solamente affermare che non cerca altre guerre, ma non le teme. E i figli suoi, che vivono più a contatto con popoli di altre nazionalità, nel sentirsi maggiormente fieri di essere italiani, debbono concorrere colla genialità delle loro opere di pace, colla costanza del loro lavoro, colla onestà dei loro sentimenti, ad accrescere sempre più quella considerazione che, colla Vittoria, il nostro Popolo ha saputo guadagnarsi. Agli Alpini ed Artiglieri da Montagna che oltre Oceano tanto contribuiscono a tenere alto il nome d’Italia, i miei migliori auguri, nella speranza che questi riescano loro graditi e col desiderio che molti di essi in qualche modo mi facciano conoscere se è loro pervenuta l’espressione del mio affetto e se costantemente viva è in loro la fierezza di aver appartenuto alle nostre magnifiche Truppe Alpine”. Nel settembre del 1927, Barco è promosso Generale di Corpo d’Armata e nel 1934-35 è Generale di Corpo d’Armata a Torino. Successivamente è collocato a riposo. Muore il 23 agosto 1952 a Canelli (AT) e i funerali vengono celebrati per suo espresso desiderio, in forma strettamente privata alla presenza dei soli familiari fra i quali sua figlia, moglie del noto industriale Camillo Gancia (morto nel 1936). Lorenzo Barco è stata una figura amata e ben voluta fra gli alpini dell’A.N.A. a cavallo degli anni ’20-’30 del secolo scorso, collaborando attivamente alle iniziative dell’Associazione.»

Medaglia d'Argento - Decreto luogotenenziale 21 luglio 1915 B.U. 1915 p. 1527. Medaglia d'Argento – Decreto luogotenenziale 13 giugno 1918 B.U. 1918 p. 3062 – Medaglia d'Argento – Regio decreto 31 marzo 1921 B.U. 1921 p. 979.

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Pubblicato il 4 febbraio 2017.

MOVM Tenente colonnello Angelo Giuseppe Zancanaro

Alpino, ardito, partigiano, Medaglia d'Oro al Valor Militare. Pro-zio del nostro socio Artigliere da montagna Modesto Zancanaro. Tratto da "Il Medagliere" Vol.2 A.N.A.

 

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Pubblicato il 23 gennaio 2017

Storie di reparti alpini il Btg Uork Amba di Luciano Viazzi tratto da L'Alpino ottobre 1984.

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Pubblicato il 07 dicembre 2016

La divisione alpina Alpi Graie, la breve storia della divisione di cui non si è mai parlato, in un articolo di Luciano Viazzi pubblicato su "L' Alpino" del dicembre 1992.

Buona lettura!

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Pubblicato il 25.11.2016

MOVM Ten. Col. Giovanni Fincato

La figura del ten. col. Giovanni Fincato MOVM rievocata dal figlio Lucio Alberto in un articolo pubblicato su "L'Alpino" del giugno 1997. per il Gruppo Alpini di Novi Ligure un motivo in più: il col. Fincato era lo zio del nostro socio Virgilio Fincato, reduce di Russia ed ormai "Andato avanti" che ci lasciò testimonianza della sua tragica esperienza nel suo interessantissiomo diario "Zuppa Calda a Nikolajewka".

Dal diario: «[...] Dopo 23 giorni di campo contumaciale dove fui visitato e disinfettato e ci fecero vedere alcuni filmati di come si sviluppa il tifo petecchiale, fui mandato in licenza per trenta giorni. Mi vestirono come un pagliaccio da circo: mi diedero un paio di scarpe da ginnastica dove il piede ci stava dentro due volte, i pantaloni erano usati e piccoli e un berretto della fanteria. In treno mi guardavano tutti. Giunto a Verona mi fermai per andare a trovare mio zio Colonnello degli Alpini Fincato Giovanni M. d’O. al V.M. Appena mi vide mi disse: “chi ti ha vestito in quel modo?”, mi accompagnò al Magazzino Militare di Verona dove un Maresciallo mi procurò tutto il necessario: dalle scarpe al cappello! Mi fermai due giorni in casa sua e poi partii per Genova (non rividi mai più mio zio, fu ucciso dai Fascisti o dai Tedeschi dopo l’8 Settembre) [...].»

Foto tratta dal sito anpi.it

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Pubblicato il 13.11.2016

«L'è stata l'aria del'Ortigara...»

L'epica battaglia rievocata dall'indimenticabile scrittore Paolo Monelli.

Tratto da "L'Alpino" giugno 1986. l'articolo venne pubblicato nel 1928 dal "Corriere della Sera".

Buona lettura!

Foto dal sito altritaliani.net

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Pubblicato il 3 novembre 2016

Monumento ai Caduti sito nei giardini pubblici della città Novi Ligure

Notizia riportata sul Messaggero di Novi del 17.11.1928.

Il monumento fu ideato dallo scultore e disegnatore torinese Edoardo Rubino (Torino, 8 dicembre 1871 – Torino, 16 gennaio 1954) autore di numerose opere di cui, forse, la più famosa è il Faro della Vittoria sul colle della Maddalena del capoluogo piemontese (1927-28).

Secondo quanto espresse il Rubino, l'opera rappresenta: "La Gloria che sorge e si stacca dall'ara del sacrificio nell'atto di prendere dal soldato morente la fiamma della vita sacrificata alla Patria il simbolo puro della fede nel suo più grande destino portandola con gesto trionfale verso il mondo", in accordo con l'epigrafe posta alla base del monumento: " Morti per la Patria – risorti nella Gloria".

Voluto dai cittadini novesi attraverso la costituzione di un Comitato Pro-Monumento, presieduto dalla Nobildonna Peloso Coulant, venne inaugurato domenica 11 novembre 1928. Si ponga attenzione alla data, perchè se è vero che il IV Novembre rappresentò la vittoria e la fine delle ostilità contro l'Impero Austro-Ungarico, è altrettanto vero che il Regno d'Italia fu in guerra contro la Germania a partire dal 28 agosto 1916. Ancora nella mattinata del'11 novembre 1918 le truppe italiane del II Corpo d'Armata (Brigate di Fanteria Napoli, Salerno, Brescia e Alpi), che combattevano sul fronte Occidentale, entrarono in Rocroi e cessarono le ostilità alle ore 11 di quello stesso giorno, quando entrò in vigore l'armistizio, che di fatto pose fine alla Grande Guerra. Inoltre l'11 novembre era il compleanno del Re Vittorio Emanuele III che nacque a Napoli proprio in quel giorno dell'anno 1869.

L'inaugurazione avvenne alla presenza di S.A.R. Principe Filiberto di Savoia-Genova Duca di Pistoia. L'illustre ospite giunse, nel primo pomeriggio, in treno ed accolto nelle sale di attesa della stazione trasformate in salotto reale. Il corteo si trasferì e gli invitati presero posto nelle tribune appositamente allestite in prossimità del monumento stesso. La cerimonia ebbe luogo presenti: il Prefetto di Alessandria Selvi, il Podestà Cassone, il Console Cerruti, il Capo stazione Agostino Podestà, il Vescovo Simon Pietro Grassi, la Nobildonna Peloso Coulant, il Generale Innocente, il grande mutilato Nicola, l'Orfana Ambrosina Orlando. Inoltre parteciparono reparti 44° Rgt Fanteria, associazioni, fasci, sindacati, giovani italiane, alunni delle scuole, maestranze dell'Acciarierie e Ferriere Novesi, Milizia ferroviaria, popolazione. Dopo la cerimonia di inaugurazione, chiuse la manifestazione, lo sfilamento attraverso le vie cittadine completamente imbandierate con il seguente percorso: Monumento, Viale Saffi, via Girardengo, Via Roma, Piazza XX.

 

Monumento ai Caduti - Nota storica fornita dal socio Alpino Giuliano Levrero:

«Nell'archivio di mio padre esiste questa foto (con il retro autografo) che riguarda la cerimonia dell'inaugurazione del monumento: in primo piano lo scultore Rubino con occhiali e guanti bianchi e sulla sinistra mio padre Beppe giovane ventisettenne, al centro Donna Peloso Coulant con il Vescovo di Tortona, di spalle il Generale Coulant. Aggiungo un altro particolare: mio padre mi raccontava di aver posato nello Studio di Torino come modello per "il soldato caduto" conoscendo personalmente lo scultore. Saluti alpini».

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Pubblicato 31 ottobre 2016

Monumento Ossario Militare sito nel Cimitero Comunale di Novi Ligure
Notizie tratte dal "Messaggero di Novi".
Il Monumento Ossario Militare venne innalzato per: "...raccogliere le spoglie dei soldati morti per la Patria nei nostri Ospedali di Riserva...". L'inaugurazione avvenne mercoledì 2 novembre 1932 alla presenza delle Autorità militari e civili, reparti del 11° Rgt. Artiglieria e 1° Rgt. Genio, cittadinanza e benedetto dal Padre Guardiano Egidio Emanuelli dei frati Minori.
Un'epigrafe (rimossa) riportava il seguente testo:

Provenienti da tutti i Calvari
Novi ne accolse maternamente
i corpi martoriati
nel decennale del Littorio
qui ne raccoglie e ne glorifica le spoglie

Il Monumento così venne descritto:"basamento a Croce greca è in ceppo policromo della Valle Camonica pietra densa di sostanza e colore che rievoca la terra rossigna del Carso", nel sottosuolo fu scavata la cripta, a quattro piani, ove trovarono posto 198 cassette ossario recanti ognuna il nome; i rivestimenti della cripta furono eseguiti con marmi fini di San Benedetto e Broccatello fantastico. Infine la copertura venne sorretta da quattro simboli del Littorio con scuri (rimosse).
Il Monumento Ossario fu progettato dall'Architetto novese Gian Serra (che fu nostro Capo Gruppo nel secondo dopo dopoguerra), ideatore, fra l'altro, delle tombe Della Chà e Tabor, della fontana sita nei giardini pubblici in prossimità dell'asilo Garibaldi, e del bar Demicheli.
Dei 198 Caduti sepolti nell'Ossario solamente N° 13 nacquero nel Comune di Novi Ligure ed inaspettatamente N° 180 militari provenivano da ogni regione d'Italia ed appartenevano a reparti diversi; per N° 5 nominativi non è stato possibile trovare il riscontro; il nome di un Caduto venne aggiunto posteriormente, non se ne conoscono le ragioni, in quanto risulterebbe sepolto nel Sacrario di Redipuglia.
Quasi tutti decedettero presso l'Ospedale Militare di Riserva (come risulta dall'Albo d'Oro), sito in città, ed i fabbricati interessati alla sua costituzione, per ordine dell'Autorità Militare, furono l'Asilo Infantile Garibaldi con 160 letti, le Regie Scuole Medie di Viale Saffi con 400 letti. Anche le scuole Elementari (non erano le Pascoli) vennero requisite dalla Direzione della Sanità Militare ma non utilizzate; in seguito fu destinato allo scopo anche il Collegio San Giorgio, mentre l'Infermeria Presidiaria era ubicata in Via Solferino al numero civico 20 (l'antico convento del Carmine?). Ancora per alcuni mesi del 1919 i fabbricati rimasero a disposizione dell'Autorità Militare infatti la riapertura dell'Asilo avvenne nell'ottobre 1919.

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Pubblicato il 13.10.2016

MAVM Tenente Flavio Rosso

«[...] Il 26 settembre alle ore 4,45 la Marmolada fu scossa da una terribile esplosione causata dal brillamento della mina che gli Austriaci fecero esplodere nella loro galleria di contromina, quasi a contatto con quella occidentale della forcella dentro la quale si trovavano il tenente Rosso ed altri quattordici fanti. [...]». Il tenente Flavio Rosso nacque a Lavagna, ma ancora adolescente si trasferì a Novi Ligure con la famiglia, dove studiò e dove abitava quando venne chiamato alle armi nel 51° Rgt Fanteria Brigata Alpi. Ecco la sua storia...

Alpino Italo Semino

Foto: lapide posta nel corridoio al secondo piano della scuola Andrea Doria a Novi Ligure

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Pubblicato il 09.10.2016

Il «plotone grigio»

Ancora un articolo firmato da Luciano Viazzi e pubblicato su "L'Alpino" del Luglio 1984, Anno LXV, n.7. Una vera raffinatezza che ci svela l'evoluzione della divisa del Regio Esercito e che portò nel 1908 alla sperimentazione di quella grigio-verde, uniforme mimetica che aprì la strada ad una concezione più moderna dell'arte militare. Nel contempo viene narrata la trasformazione della foggia del cappello alpino sino a quella da noi comunemente conosciuta. I primi soldati ad adottare la nuova divisa furono 40 alpini, detti il "Plotone grigio", della 45^ Compagnia del Btg Morbegno (5° Rgt Alpini), al quale sono particolarmente legato per esservi stato in forza durante il servizio militare.

Alpino Italo Semino

Foto tratta da: "L'Alpino" del Luglio 1984, Anno LXV, n.7.

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Pubblicato il 04.10.2016

“Operazione TK"

Avendo a disposizione tutta la raccolta de "L'Alpino", sfogliando i vecchi numeri ho trovato una serie di articoli firmati da uno storico straordinario: Luciano Viazzi. Ecco quindi l'opportunità di riproporli a coloro che ci seguono, iniziando da quello dal titolo "Operazione T:K." pubblicato su "L'Alpino" del maggio 1984, anno LXV, N°5.

Avvincente narrazione delle gesta degli Alpini-minatori che, nel 1916, prepararono e fecero saltare, con 35 tonnellate di gelatina, il pilastro del Castelletto sotto la Tofana di Rozes.

Buona lettura

Alpino Italo Semino

Foto: tratta da "L'Alpino" del maggio 1984, anno LXV, N°5.

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Pubblicato il 06.09.2016

“Mon capitaine”

Il capitano Giuseppe Lamberti

Molto spesso leggendo pagine di storia mi sono chiesto se esista la verità, o meglio se esista una sola verità storica o se piuttosto non vi siano tanti frammenti di verità, a volte contraddittori, e tuttavia fondamentali affinché gli accadimenti ed i personaggi possano essere compresi pienamente.

Mi è capitato con parecchie personalità, ad esempio, la figura del Capo di Stato Maggiore del Regio Esercito Luigi Cadorna, indicato dalla storiografia più recente come una sorta di sanguinario insensibile alla sorte dei suoi sottoposti, dimenticando, che fedeli alle tattiche del tempo, i suoi colleghi dell'Intesa e dell'Alleanza svilupparono metodologie quasi identiche; per altri, compresi alcuni suoi avversari, Cadorna fu considerato un genio dell'arte militare avendo predisposto la linea difensiva del Grappa, tanto che si parlò della "trappola Cadorna".

Un altro personaggio molto controverso, in questo caso del Secondo Conflitto Mondiale, fu il Capitano Giuseppe Lamberti: pluridecorato, due Croci di Guerra Tedesche, due Medaglie d'Argento al Valor Militare; sotto il suo comando, Lamberti sostituì il Tenente Colonnello D'Adda nel novembre del 1942, i “diavoli bianchi” del Cervino ottennero la Medaglia d'Oro al Valor Militare per la strenua difesa opposta sul fronte del Don, con il concorso del Battaglione L'Aquila, per tamponare le falle aperte dallo sbandamento della divisione Cosseria.

Dopo la sanguinosa difesa di Rossoch, venne catturato durante la ritirata, il “Capitano” sopravvisse ad una ferita al braccio, al congelamento ai piedi ed al tifo petecchiale; internato si schierò con gli Ufficiali antifascisti in contrasto con gli Ufficiali rimasti fedeli al regime.

Rientrato dalla prigionia Lambertì, nonostante le norme gerarchiche e di disciplina militare non lo consentissero, non poté tacere il dramma dell'immane tragedia, denunciando le responsabilità facendo nomi e cognomi, ma soprattutto, profondamente indignato, sbugiardò l'uso politico-elettorale consumato sui “dispersi”.

Per questo fu sottoposto ad un'inchiesta disciplinare che approdò ad una condanna: degradato a soldato semplice e radiato dall'esercito.

Mi è capitato recentemente di leggere sui Social Networks frasi irriguardose nei suoi confronti, messaggi trasudanti livore per il suo presunto comportamento in prigionia: tacciato di tradimento, di slealtà nei confronti dei superiori e degli altri ufficiali, ipotizzando che i suoi interventi sul giornale "L'Alba" (giornale per i prigionieri italiani) fossero mossi, come per il Conte Ugolino, "... più che'l dolor poté 'l digiuno".

Non mi piace polemizzare per cui mi asterrò da qualsiasi commento, mi permetto solo di sottoporre all'attenzione le parole dello storico Giorgio Rochat: «[...] La guerra è un fiume che porta fango e oro, eroismi e viltà, in cui non esistono eroi senza macchia né vili senza speranze, ma uomini che affrontano situazioni estreme di fatica e orrore con comportamenti che non si possono ricondurre a schemi precostituiti.[...]».

Propongo due passi tratti dall'articolo di Mario Rigoni Stern, testimone della cui onestà intellettuale credo non si possa dubitare, che venne pubblicato su "La Stampa" del 25 settembre 2006 con il titolo: «"Mon capitaine" eroe ribelle sul fronte russo».

Nel primo frammento l'autore delinea il carattere del Capitano: «[...] Era già famoso il capitano Lamberti, quando nel dicembre di quell’anno venne chiamato dal Breuil ad Aosta per comandare una compagnia del «Cervino»; era un gran fondista, un buon alpinista, un appassionato di tiro ma anche un ufficiale intransigente con se stesso e con gli altri. Amato e seguito dai generosi, evitato e odiato dagli scansafatiche, dai saccenti e dai presuntuosi. Dava tutto quanto potevano la sua intelligenza e il suo forte fisico ed esigeva quanto un uomo poteva dare; ma più ancora e prima di tutto aveva coscienza del valore di una vita. Per questo a fine corso, un giorno, aveva dichiarato non idonei a fare gli ufficiali degli alpini alcuni aspiranti raccomandati da molto in alto, e disse i nomi con voce ferma davanti a tutto il reparto allievi schierato sulla piazza di Courmayeur. Questo, noi bassa forza, lo sapevamo. Del capitano Lamberti ci si poteva sempre e comunque fidare [...]»

Nel secondo passo racconta l'epilogo dell'esperienza militare del Capitano: «[...] Fu amarissimo il suo ritorno in patria nell’estate del ‘46. Era pur sempre un ufficiale del Corpo degli alpini, in servizio permanente effettivo, superdecorato e ultimo comandante del valorosissimo battaglione sciatori "Monte Cervino" nei momenti più drammatici, unico piccolo reparto decorato di medaglia d’oro al valor militare. Durante la prigionia in Russia - che episodio quello della sua drammatica cattura! - era stato tenacemente antifascista, aveva anche di proposito frequentato la scuola di antifascismo creata dai sovietici, ma non era comunista. In prigionia, tra i colleghi ufficiali e poi al rientro in Italia, aveva chiaramente denunciato le manchevolezze del nostro esercito e le nefandezze del fascismo, che ancora molti ufficiali persistevano a proclamare nei loro ideali e ai quali la storia e l’esperienza niente aveva insegnato. Venne calunniato e denunciato. Fu giudicato da un consiglio di disciplina con la sentenza "non meritevole di conservare il grado" e, con decreto presidenziale, ridotto a soldato semplice. Il nostro capitano Lamberti non poteva tacere e il suo amore per una patria matrigna rimaneva indiscusso; è indelebile il ricordo tra i suoi alpini che con lui avevano condiviso il sublime e l’orrido. [...]».

Tragga il lettore le sue conclusioni!

Alpino Italo Semino

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Pubblicato il 01.08.2016

MAVM Sottotenente Gino Gaione

Proseguendo nel tracciare il profilo dei Decorati al Valor Militare del Comune di Novi Ligure si propone la figura della MAVM Sottotenente Gino Gaione del 43° Rgt Fanteria Brigata Forlì Caduto sul fronte isontino il 15 settembre 1915. Gran parte delle notizie sono state tratte dall'interessantissimo articolo di Pier Giorgio Fassino, Gli anni del calvario grigioverde. Ricordo del Caduti, dei Mutilati e dei Combattenti di Ovada e dintorni nella Guerra 1915-18, URBS anno XXVIII, Marzo Giugno Settembre 2015.

Alpino Italo Semino

Foto tratta da : Pier Giorgio Fassino, Gli anni del calvario grigioverde. Ricordo del Caduti, dei Mutilati e dei Combattenti di Ovada e dintorni nella Guerra 1915-18, URBS anno XXVIII, Marzo Giugno Settembre 2015.

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Pubblicato il 13.07.2016

MAVM Capitano Aldo Massiglia

Nel tentativo di tracciare il profilo dei Decorati al Valor Militare del Comune di Novi Ligure si propone la MAVM Capitano Aldo Massiglia del 38° Rgt Fanteria Divisione Ravenna, Caduto sul fronte russo l'11 dicembre 1942.

Foto gentilmente fornita dal socio Aggregato Sig.ra Maria Grazia Franceschini, che ringraziamo.

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Pubblicato il 11.07.2016

MAVM Sottotenente Carlo Alberto Dagna

Il Comune di Novi Ligure annovera N° 159 Decorati al Valor Militare nel periodo compreso fra la guerra Italo-Turca del 1911 e il Secondo Conflitto Mondiale 1945. Nel documento allegato si è cercato di fornire qualche informazione sulla MAVM Sottotenente Carlo Alberto Dagna del 9° Rgt Bersaglieri Caduto il 22 ottobre 1915 sul Grande e Javorcek (Conca di Plezzo) per ferite riportate in combattimento.

Foto tratta da : http://www.europeana1914-1918.eu/it/europeana/record/9200197/BibliographicResource_3000093841469_source

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Pubblicato il 24.05.2016

Ricostituzione della Sezione A.N.A. di Alessandria

La Sezione A.N.A. di Alessandria venne costituita nel novembre 1935, L'Alpino ne dette notizia nel Numero 22 del 15 novembre 1935. Durante il periodo bellico e nell'immediato secondo dopo guerra il sodalizio aveva interrotto l'attività.

Il CDN del 23 luglio 1967 ne autorizzò la creazione da Gruppo (appartenente alla Sezione di Casale Monferrato) a Sezione. Il 2017 sarà quindi l'anno del cinquantesimo della ricostituzione; per celebrare questo importante appuntamento si ritiene opportuno proporre ai lettori la storia della Sezione attraverso gli articoli pubblicati dal periodico dell'Associazione L'Alpino. Il lavoro verrà completato per tappe iniziando dal periodo 1967 - luglio 1970.

Buona lettura!

Nell'immagine: notizia riguardante la costituzione della Sezione tratta da L'Alpino del 15 novembre 1935.

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25 Aprile

In occasione del 25 aprile Festa della Liberazione ricordiamo tutti i Caduti del Secondo Conflitto Mondiale, i partigiani combattenti, i soldati del Regio Esercito che si opposero all'aggessione tedesca, i militari dell'Esercio Cobelligerante Italiano, gli Internati Militari Italiani deportati nei campi di prigionia e di lavoro in Germania, i prigionieri Italiani in Russia, i prigionieri Italiani nei campi di concentramento alleati, i civili vittime dei bombardamenti e della brutalità degli eserciti invasori, sperando di non aver dimenticato nessuno. In particolar modo, come Alpini, ricordiamo le MOVM che l'A.N.A. ha voluto onorare accogliendole nel Medagliere, che parteciparano alla guerra di Liberazione e nella stragrande maggioranza sacrificarono la propria vita.

MOVM Adolfo Serafino - Caduto in combattimento, partigiano.

MOVM Antoniol Gino Agostino - Caduto in combattimento, partigiano.

MOVM Barbero Carlo - Caduto in combattimento, partigiano.

MOVM Barbieri Vittorio - fucilato, partigiano.

MOVM Bellino Pietro - fucilato, partigiano.

MOVM Bertani Enrico - Caduto in combattimento, partigiano.

MOVM Boschiero Riccardo - fucilato, partigiano.

MOVM Burlando Ferdinando, partigiano.

MOVM Castagna Oreste, partigiano.

MOVM Castagneri Bernardo - Caduto in combattimento, partigiano.

MOVM Cirino Emilio - fucilato, 129° Rgt fanteria, 2° btg Ciclisti.

MOVM Cordero Lanza di Montezemolo Giuseppe - fucilato, 11° Rgpt motocorazzato.

MOVM Curotti Silvestro, Caduto, partigiano.

MOVM Dacomo Pietro Augusto - fucilato, partigiano.

MOVM De Gregori Francesco - Caduto sotto il fuoco di partigiani Jugoslavi, partigiano.

MOVM De Vitis Sergio - Caduto in combattimento, partigiano.

MOVM Del Rin Renato - Caduto in combattimento, partigiano.

MOVM Failla Giuseppe - Caduto in combattimento, partigiano.

MOVM Fava Lorenzo - ucciso dopo la cattura, partigiano.

MOVM Fincato Giovanni - torturato e ucciso, partigiano.

MOVM Galimberti Tancredi - seviziato ed ucciso, partigiano.

MOVM Gasparini Vittorio - fucilato, partigiano.

MOVM Gasparotto Leopoldo - trucidato, partigiano.

MOVM Gastaldi Giovanni - fucilato, partigiano.

MOVM Girardini Giovanni - impiccato, partigiano.

MOVM Giuriolo Antonio - caduto in combattimento, partigiano.

MOVM Jacchia Mario - trasportato in Germania disperso, partigiano.

MOVM Lordi Roberto - fucilato, partigiano.

MOVM Manci Giannantonio - prigioniero suicida, partigiano.

MOVM Martini Mauri Enrico, partigiano.

MOVM Maset Pietro - Caduto in combattimento, partigiano.

MOVM Olivelli Teresio - Caduto in prigionia, partigiano.

MOVM Palmieri Giovanni - Freddato con una palla in fronte, partigiano.

MOVM Pasi Mario - Finito a colpi di bastone, partigiano.

MOVM Pasquali Willy - Caduto in combattimento, partigiano.

MOVM Piola Agostino - Caduto per ferite riportate in combattimento, partigiano.

MOVM Piva Cesare - Caduto in combattimento, Divisione partigiana Garibaldi.

MOVM Pizzigoni Gian Franco - Trucidato dal nemico, Comando difesa marittima isola di Lero.

MOVM Ramires Ettore - Caduto in combattimento, partigiano.

MOVM Rampini Guido - Fucilato, Comando 8^ armata servizio di Stato Maggiore.

MOVM Rossi Italo - Caduto in combattimento, partigiano.

MOVM Salvarezza Giuseppe - Caduto in combattimento, partigiano.

MOVM Spolidoro Rurich - Caduto in prigionia, partigiano.

MOVM Tandura Luigino - Caduto in combattimento, partigiano.

MOVM Tommasi Gino - Caduto in prigionia, partigiano.

MOVM Venturini Giovanni - Fucilato, partigiano.

MOVM Zancanaro Angelo - Caduto in uno scontro a fuoco, partigiano.

MOVM Zannini Alessandro - Caduto in combattimento, partigiano.

MOVM Zignani Goffredo - Fucilato - Comandante 1° Btg volontari italiani.

Foto della MOVM Capitano Francesco De Gregori tratta I QuadernI dell'Associazione Nazionale Alpini "Il Medagliere" Vol.2 - Edizioni A.N.A.

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Pubblicato il 17.04.2016

“Monumento ai Caduti della Guerra 1915-1918 nel Cimitero della frazione Monterotondo di Gavi”

«La memoria è determinante. È determinante perché io sono ricco di memorie e l’uomo che non ha memoria è un pover’uomo, perché essa dovrebbe arricchire la vita, dar diritto, far fare dei confronti, dar la possibilità di pensare ad errori o cose giuste fatte. Non si tratta di un esame di coscienza, ma di qualche cosa che va al di là, perché con la memoria si possono fare dei bilanci, delle considerazioni, delle scelte, perché credo che uno scrittore, un poeta, uno scienziato, un lettore, un agricoltore, un uomo, uno che non ha memoria è un pover’uomo. Non si tratta di ricordare la scadenza di una data, ma qualche cosa di più, che dà molto valore alla vita.» (Mario Rigoni Stern)

Osservando lo stato di conservazione dei nostri monumenti, in particolare quelli ai Caduti della Grande Guerra non pare che in Italia si pratichi un grande esercizio della "memoria"; degrado piuttosto diffuso in parecchi Comuni. Basterebbe osservare ad esempio, come i sudditi di Sua Maestà Britannica conservino i loro Cimiteri di Guerra (visitare quello di Arquata Scrivia).

Nel breve articolo si propone l'elenco ed un breve profilo dei Caduti della Guerra 1915-1918, i cui nomi sono incisi sulla lapide del monumento sito nel Cimitero della frazione Monterotondo di Gavi.

 

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Pubblicato il 04.04.2016

Paolo Caccia Dominioni - Lettera da El Alamein

Ho trovato riportata sia su Facebook che in parecchi siti di storia, fra i quali cito https://historiaitalica.wordpress.com/2014/10/27/la-lettera-di-paolo-caccia-dominioni-a-montgomery-da-el-alamein/, la lettera che Paolo Caccia Dominioni inviò al Fieldmarshal Bernard Law Montgomery. Paolo Caccia Dominioni non ha bisogno di essere presentato, così come ritengo superfluo qualsiasi commento riguardo alla lettera, basta leggerla!

Alpino Italo Semino

 

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Pubblicato il 02.03.2016

Giustizia Militare

Nel mio faticoso peregrinare presso l'Archivio di Stato di Alessandria, alla ricerca dei Ruoli Matricolari dei Caduti della I e della II Guerra Mondiale mi è capitato di trovare questo documento relativo alla Giustizia Militare in tempo di guerra, allegato al Foglio di un Artigliere Alpino. Si tratta di una sentenza emessa dal Tribunale Militare di Guerra contro due Artiglieri del 4° Rgt Artiglieria Alpina, durante la Campagna di Grecia, accusati del seguente reato «[...] Per essersi il 21 gennaio 1941, in concorso fra loro, impossessati per trarne profitto in danno dell'Amministrazione militare di una cassa [...]».

Per riguardo ai discendenti, gli imputati non vengono nominati ma genericamente indicati con X.Y. e Z.W.. Tragga il gentile lettore le proprie considerazioni.

Foto: http://www.lasecondaguerramondiale.it/grecia01.php

Alpino Italo Semino

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Pubblicato il 18.02.2016

Ritrovamento di una medaglietta della Madonna della Guardia di Gavi sul Cimone d'Arsiero

Alcuni giorni or son abbiamo ricevuto questa comunicazione dall'Alpino Giancarlo Militello: «Un amico del gruppo degli escursionisti del Golico, la montagna maledetta di Padre Generoso, mi ha scritto recentemente parlandomi di un interessante e commovente ritrovamento legato alla Grande Guerra. Ti allego quanto mi scrive:" ... ti segnalo il ritrovamento di una medaglietta di Nostra signora della Guardia in Gavi riportante la data 1861 sotto le rocce del Monte Cimone. Tale montagna è stata riconquistata dagli alpini del btg Val Leogra (6° Rgt Alpini) il 23 luglio del 1916! L'alpino che ha perso la medaglietta era sicuramente delle tue parti. Ritengo sarebbe bello ricordare i tanti caduti genovesi nella Grande Guerra anche con questo piccolo ma significativo ritrovamento, che lega la storia della nostra Patria. Se ritieni ne valga la pena parlane in sezione....". Qui si parla del santuario della Madonna della Guardia di Gavi Ligure, inaugurato proprio nel 1861 e quella medaglietta dovrebbe far riferimento a quell'avvenimento, quindi penso appartenere ad un alpino di quelle parti. Quello che l'amico non sa è che gli alpini liguri e genovesi facevano parte del 1° Rgt Alpini ( Btg Pieve di Teco - Valle Arroscia - Monte Saccarello) e quindi penso che nessuno di loro abbia mai militato nel 6° alpini. Da parte mia ignoro quale fosse il reclutamento alpino nel basso Piemonte.

Da una breve ricerca effettuata risulta quanto segue, da cui la risposta: «Ritengo che la ricerca, molto stimolante, sia difficilissima, non è detto che la medaglietta fosse di un Alpino, e potrebbe essere appartenuta ad un soldato di un'altra arma e non necessariamente di Gavi ma della nostra zona, dove la devozione alla Guardia era piuttosto sentita, con pellegrinaggi che partivano un po' da tutti i paesi. Nell' elenco riporto i reparti che combatterono sul Cimone d'Arsiero durante la Grande Guerra oltre il Val Leogra, ma forse ce ne furono altri, sperando che non ci si riferisca al Cimone dei Laghi.

Dal 23 maggio del 1916 sul Cimone d'Arsiero combatté il Btg Monte Clapier del 1° Rgt Alpini.

Maggio e luglio del 1916 sul Cimone: 209°-210° Rgt Fanteria Brigata Bisagno. Nei giorni 20 e 21 marzo del 1916 il 209° Fanteria partì da Genova e Novi Ligure per il fronte.

Maggio del 1916 sul Cimone: Btg Cividale 8° Rgt Alpini.

Da luglio a settembre sul Cimone: 153° - 154° Rgt Fanteria Brigata Novara.

Mi mancano notizie riguardo ad eventuali batterie da Montagna e non, eventualmente impiegate sul monte.

Tuttavia nell'Albo d'Oro ho individuato il Caduto Maccagno Natale Caporale del 1° Rgt Alpini nato a Gavi il 3 novembre 1888 e Caduto sul Monte Cimone il 25 maggio del 1916 per ferite riportate in combattimento.»

Alpino Italo Semino

 

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Pubblicato il 29.01.2016

Grande Guerra: Caduti dei Comuni di Pasturana, Francavilla Bisio, Tassarolo.

Negli allegati documenti Pdf si propongono rispettivamente sia i risultati della ricerca, che l'elenco dei Caduti della Grande Guerra, relativi ai Comuni indicati. Per ciascun Caduto si è cercato di tracciarne il profilo, per quanto possibile, con le notizie desunte dall'Albo d'Oro, dai documenti d'archivio dei Comuni stessi, attraverso il reperimento dei Ruoli Matricolari presso l'Archivio di Stato di Alessandria. Dal testo, redatto, in data antecedente al 24 maggio 2015, è stato ottenuto un articolo, più breve, pubblicato sul periodico: In Novitate, Fascicolo N. 59, Anno XXX, Maggio 2015, pagg. 39-52.

Foto: Cima Monte Sief (Col di Lana).

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Pubblicato il 18.01.2016

La figura del Cappellano militare nel Primo Conflitto Mondiale

I NOSTRI CAPPELLANI MILITARI

 

Riproponiamo l'articolo a cura del Socio Alpino Giovanni Calderone, già pubblicato il 29 maggio 2015, con ulteriori notizie sul cappellano MAVM don Lorenzo Robbiano in forza al Btg Monviso, ed integrato con il profilo di un settimo cappellano MBVM don Luigi Simonotti del 153° Rgt Fanteria Brigata Novara. Come specificato dall'autore dell'articolo: «Don Luigi Vincenzo Simonotti, da me conosciuto come don Vincenzo Simonetti , non è stato inserito nell’Elenco dei Cappellani decorati della Diocesi di Tortona perché nei documenti ufficiali risultava nato, come fu in effetti, a Isola del Cantone, comune della provincia di Genova e Diocesi di Genova, ma solo in piccola parte, però. Mi era sfuggito, allora, che diverse frazioni di Isola del Cantone, tra cui Pietrabissara - dove nacque effettivamente don Simonotti – pur facendo parte del comune di Isola del Cantone, costituivano parrocchie a se stanti e, per ragioni storiche, appartenevano alla Diocesi di Tortona. Vi era e vi è tutt’ora ad Isola del Cantone una situazione un po’ “strana”: la parrocchia del centro, San Michele, faceva e fa parte della Diocesi di Genova, mentre la parrocchia di Santa Croce di Pietrabissara (frazione di Isola del Cantone) apparteneva ed appartiene alla Diocesi di Tortona, come quelle di altre frazioni di Isola del Cantone, quali Borlasca, Marmassana, Mereta, Montessoro e Prarolo.»

Aggiungiamo solo qualche curiosità: la MAVM don Lorenzo Robbiano cadde sul Monte Fior lo stesso giorno in cui decedette il Capitano MAVM Giovanni Re, nato a Tortona, ed anch'egli in forza al Btg Monviso del 2° Rgt Alpini. Il Cappellano 2 MAVM don Marcenaro Agostino del 157° Rgt Fanteria Brigata Liguria, viene citato due volte nel libro di Michele Campana “Un anno sul Pasubio”. Infine il Cappellano MBVM don Luigi Fiorentino-Basso del 45° Rgt Fanteria Brigata Reggio venne decorato il 20 settembre 1917 per il comportamento tenuto durante gli attacchi al monte Sief (Col di Lana), dove nella stesse circostanze cadde la MOVM Capitano Riccardo Silvestro Bajardi di Novi Ligure.

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Pubblicato il 02.01.2016

“Sveglia Italiener arbeit!”

La testimonianza di Felice Cartesegna Internato Militare Italiano dal settembre 1943 al settembre 1945; il testo è la trascrizione, la più fedele possibile, del racconto che egli fece nel 2008 e che venne registrato su cassetta.

All'epoca della narrazione il protagonista aveva ottantaquattro anni, oggi ne ha novantuno; il 27 gennaio 2010 è stato insignito della “Medaglia d’Onore ai cittadini italiani deportati ed internati nei lager nazisti” presso la Prefettura di Alessandria. I militari Italiani disarmati dopo l’8 settembre 1943 furono circa 800.000, di questi circa 600.000 furono Internati Militari Italiani e tranne gli Ufficiali furono obbligati al lavoro coatto. Della tragedia di questi giovani, nel dopo guerra e per molti anni dopo, non si parlò; solo a partire dagli ’80 si iniziò a raccoglierne le testimonianze. Alcuni autori attribuirono a questa esperienza il valore di “Resistenza senza armi”, infatti circa il 75% degli I.M.I. si rifiutò di collaborare con i Tedeschi.

Foto: 27 gennaio 2010 conferimento della “Medaglia d'Onore” presso la Prefettura di Alessandria.

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4 novembre 1918 il comune di Novi Ligure pubblica e distribuisce il manifesto con le foto dei concittadini Valorosi Combattenti nel primo conflitto mondiale.

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Pubblicato il 13.12.2015

Grande Guerra: Caduti Alpini della Valle Scrivia

Questa ricerca ha per oggetto i Caduti della Grande Guerra, appartenenti alle truppe alpine, nati in Valle Scrivia. Perché i Caduti? Per restituirne il nome, affinché non siano tutti Militi Ignoti. Gli Alpini? Per “spirito di corpo”. La Valle Scrivia? E' il nostro fiume.

Buona lettura!

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Pubblicato il 26.11.2015

Decorati Alpini della Sezione A.N.A. di Alessandria

Lo scopo della presente pubblicazione è quello di mostrare i risultati della ricerca condotta per individuare i decorati, appartenenti alle truppe alpine, nati, residenti o che ebbero un qualche legame con il territorio su cui insiste la Sezione A.N.A. di Alessandria. Si informa che la ricerca non è affatto da ritenere conclusa, anzi deve essere considerata un primo tentativo: certamente incompleta, a volte imprecisa e, come si avrà modo di sottolineare, inficiata da qualche errore. Tuttavia è un tentativo con l'auspicio che l'elaborato possa essere integrato con fotografie, dati anagrafici, molto scarsi, e si possano colmare le presumibili mancanze.

Foto: MOVM Tenente Aldo Zanotta, 9° Rgt Alpini, Divisione Julia, Caduto a Chiarista - Fratarit il 27 dicembre 1940 

30.09.2017 Pubblicato una nuova revisione del documento per l'eliminazione del MAVM Rizzi Raffaele in quanto ricevuta la seguente comunicazione dall'Alpino Giuseppe Martelli:
"[...] Come vedi, ho scritto al comune in merito all'alpino Rizzi Raffaele e la risposta
mi conferma in modo inequivocabile la sua origine emiliana. La località
indicata nella Gazzetta Ufficiale è purtroppo  un refuso di stampa e ve ne sono tanti.
Quindi, per evitare "confusione" ti prego di togliere il nominativo dal vostro
elenco. Grazie."
Così è stato fatto.

Italo Semino

 

Pubblicato il 21.07.2018

Nell'Immagine la motivazione della MBVM tenente Francesco Piccione da Sezzadio (AL) che manca nel documento PDF.

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Pubblicato il 02.09.2015

Appunti di viaggio: i sentieri della Grande Guerra

Agosto 2015: Aquileia, Caporetto, Monte Santo, Vodice, Monte Sabotino

Non si possono capire gli avvenimenti, gli scontri e i fatti d'arme del primo Conflitto Mondiale se non si conosce la geografia e non si è posto il piede sui campi di battaglia.

Anche quest'anno la mia curiosità mi ha spinto verso questo obiettivo. Eccone il resoconto.

Italo Semino

 

Nella foto: Monte Vodice, Colonna in memoria degli Alpini, Battaglioni Aosta e Monte Levanna.

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Pubblicato il 23.07.2015

Corpo di Spedizione Italiano in Estremo Oriente

Artiglieria da Montagna in Siberia

La Legione Redenta

 

Una piastrina militare del Regio Esercito giunta sino a noi, chissà attraverso quali circostanze, appartenente al soldato L. Celeste, classe 1896, nato a Vigalzano (Pergine Valsugana) il 25 dicembre, figlio di Domenico e di T. Teresa, matricola 902/7, “Incorporato”: nel Corpo “in Cina”; Corpo, reparto o servizio nel quale è mobilitato ”R. Truppe Italiane distaccamento Estremo Oriente”.

Naturalmente non poteva non suscitare una certa curiosità la singolarità di questa piastrina di un militare, probabilmente arruolato nell'Esercito Austro-Ungarico, in quanto nato in un territorio dell'Impero e poi incorporato nel Regio Esercito, in Cina, nel Corpo di Spedizione Italiano in Estremo Oriente.

La spiegazione crediamo di averla individuata nel testo:”I prigionieri austroungarici di lingua italiana in Russia, Pubblicato sulla Rivista "La Guerre 14-18, le magazine de la Grande Guerre", n° 56 Febbraio-Marzo-Aprile 2012 Autore: Julien Sapori, storico. Tradotto da Valerio Botto, ripreso sul sito cimetrincee.it.

Attingendo da questa pubblicazione speriamo di poter fornire qualche indicazione sul Corpo di Spedizione Italiano in Estremo Oriente, sulla Legione Redenta, e in ultimo sulla Sezione di Artiglieria da Montagna inquadrata nel Corpo di Spedizione.

Buona lettura!

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Pubblicato il 02.07.2015

Intervento del 21.05.2015 a Valenza a conclusione della serata “Voci e immagini della Grande Guerra”, inserita nel programma delle commemorazioni per il centenario.

Gli amici Alpini del Gruppo di Valenza mi chiesero di intervenire a conclusione della serata “Voci e immagini della Grande Guerra” durante la quale vennero lette le toccanti corrispondenze dal fronte di alcuni soldati. Lasciandomi la più ampia libertà, mi chiesero solamente di non parlare di eventi bellici, battaglie, fatti d'armi. Non sapendo bene quali temi proporre, trovai congruente con l'argomento della serata parlare brevemente dell'organizzazione della Posta Militare ed infine della condizione della popolazione civile e delle donne durante il Primo conflitto mondiale. Naturalmente quanto esposi non è “farina del mio sacco” ma di quanto pubblicato nei volumi di autorevoli autori citati in questa pubblicazione in bibliografia e nelle note. Mi sembrava stimolante proporre il testo, così come è stato presentato, anche sul sito del Gruppo Alpini di Novi Ligure.

Alpino Italo Semino

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Pubblicato il 15.06.2015

La Sacra Sindone

La sezione del sito “parliamo di storia” è stata immaginata come un crogiolo ove si fondono spezzoni di Storia di vari argomenti: degli alpini, locale, generale, più o meno recente.

Riceviamo e pubblichiamo volentieri la ricerca condotta dal nostro socio Alpino Giovanni Calderone riguardate la Sacra Sindone, tema attuale essendo in corso la sua ostensione a Torino, avvenimento, fra l'altro, in cui sono impegnati parecchi alpini.

L'autore traccia il profilo storico del Sacro lino proponendoci gli studi effettuati, i cui risultati hanno dato origine ad interpretazioni discordi che, dal punto di vista strettamente scientifico, non ne hanno risolto il mistero.

Foto tratta da “Sindone di Torino Wikipedia” opera nel pubblico dominio.

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Pubblicato il 29.05.2015

Grande Guerra: Cappellani Militari della Diocesi di Tortona decorati al Valor Militare

Nell'ambito della commemorazione “Memoria dei Caduti della Grande Guerra” del Comune di Silvano d'Orba, tenutasi il 23 maggio 2015, presentiamo gli atti del convegno che ha avuto luogo la sera stessa presso il salone dell'oratorio “Don Bosco” dal tema: “Ricordo dei sei Cappellani Militari della Diocesi di Tortona, decorati al Valor Militare”.

In particolare proponiamo l'introduzione alla serata dell'Alpino Eugenio Spigno ed il testo della preziosa ricerca realizzata dall'Alpino Giovanni Calderone.

Si ringraziano, inoltre, l'Alpino Massimo Peloia del Gruppo Alpini di Saronno per le notizie fornite e l'Alpino Alfeo Guadagnin (Sez. Montegrappa Bassano) per le foto relative a Malga Lora.

Buona lettura!

Foto Don Basso celebra a Vervei, (dal libro di R. Morozzo della Rocca "La Fede e la guerra" Gaspari Editore),

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Pubblicato il 18.04.2015

Curiosità … della Grande Guerra

Comando Genio – Ufficio Coltivazioni

La lettura della corrispondenza dei soldati della Prima Guerra Mondiale è indispensabile per capire il loro stato d'animo, nonostante la censura, ma soprattutto essenziale per comprendere il punto di vista espresso “dal basso”.

Infine fonte di sorprese interessanti.

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Pubblicato il 11.04.2015

“Storia del Battaglione Morbegno sino al 1956”

Nell'ambito di questa sezione non poteva mancare la storia dei nostri reparti alpini. Inzieremo con il Battaglione Morbegno del 5° Reggimento Alpini traendo le informazioni dall'opera monumentale del Generale Emilio Faldella “Storia delle Truppe Alpine 1872-1972” Cavallotti Editori -Edizioni Landoni, Milano, 1972.

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Pubblicato il 09.03.2015

“Decorati Alpini Novesi della Grande Guerra”

Durante la Grande Guerra vennero Decorati N° 90 militari novesi di cui N° 2 Medaglie d'Oro al V.M., N° 51 Medaglie d'Argento al V.M., N° 61 Medaglie di Bronzo al V.M.. Gli alpini novesi con N° 5 Decorati contribuirono con N° 2 M.A.V.M., e N° 4 M.B.V.M.. Nel breve testo si è cercato di tracciarne i profili.

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Pubblicato il 13.02.2015

“Soldati Novesi al fronte”

Dalle pagine del “Messaggero di Novi” lo stralcio di alcune lettere che i soldati novesi (alpini e non) inviarono al giornale per far giungere i loro saluti a parenti ed amici, per esprimere il loro stato d'animo. Il “Periodico”, ancora una volta, si dimostra fonte inesauribile di notizie della Novi e dei suoi cittadini nel Primo '900.
Fra i combattenti firmatari delle lettere, si segnala Giuseppe Paolo Montessoro della 30a Batteria, Gruppo Genova, del 3° Rgt Artiglieria Montagna, le cui vicende sono così ben delineate nell'articolo “Giuseppe Paolo Montessoro: Storia di un Alpino Combattente di Novi Ligure” pubblicato nel nostro sito nella Sezione “Gli Alpini raccontano”.

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Pubblicato il 07.02.2015

M.A.V.M. Sottotenente Raimondo Lagostena

Per la storia della nostra città si cerca di tracciare il profilo dei Decorati novesi sia della Prima che della Seconda guerra mondiale, non solo alpini.
In questo caso ci si occupa della M.A.V.M. Sottotenente Raimondo Lagostena del 158° Rgt Fanteria Brigata Liguria, Caduto sul Monte Mrzli l'8 aprile 1916.
Il 158° Rgt Fanteria, nella Grande Guerra, arruolò moltissimi Liguri e nel suo I Battaglione moltissimi figli delle nostre terre: infatti il Btg I/158° venne costituito dal deposito del 44° Rgt Fanteria di stanza a Novi Ligure nella Caserma “Emanuele Filiberto


Immagine tratta dal sito: http://www.regioesercito.it/

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Pubblicato il 19.01.2015

Capitano Stefano Pernigotti

Stefano Cav. Pernigotti noto con l'appellativo di “Capitano di Monfalcone” figlio di Francesco nacque a Novi Ligure il 13 dicembre 1877, Capitano del 5° Rgt Lancieri di Novara, decedette il 23 ottobre 1918 nell'Ospedale da Campo N° 185 per malattia contratta in guerra. Decorato di due M.B.V.M.

Immagine pubblicata in: Carlo Tacchino, Il valore dei Novesi nella Grande Guerra, In Novitate fascicolo II (n˚ 6), Novembre 1988 pag 15-36

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Pubblicato 30 dicembre 2014.

Grande Guerra: Caduti Alpini della Provincia di Alessandria

Nell'ambito delle celebrazioni per il centenario della Grande Guerra proponiamo la ricerca relativa ai Caduti appartenenti alle truppe alpine nati in Provincia di Alessandria.
Il testo della relazione è già stato pubblicato sia come “Quaderno n.1” nell'ambito della collana “Pennalpine”, edito dal Gruppo Alpini di Novi Ligure, che come inserto nel trimestrale “Il Portaordini” della Sezione A.N.A. di Alessandria.

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Pubblicato il 09.12.2014

Raccolta articoli il “Messaggero di Novi” anno 1934

Ad integrazione delle ricerche effettuate dall' Ing. Francesco Melone e dall'Alpino Ing. Eugenio Spigno, in occasione della Conferenza-Dibattito per la celebrazione del 80° di Fondazione del Gruppo Alpini di Novi Ligure, si propone questa raccolta di articoli pubblicati dal settimanale il “Messaggero di Novi” nel corso dell'anno 1934.

La scelta è stata difficile, tuttavia si ritiene che le notizie proposte possano essere fra le più significative per tracciare un profilo della vita di quegli anni.
Si è nel pieno del “Ventennio” del regime fascista, Anno XII; gli articoli improntati al linguaggio del tempo, e si ricorda che la stampa era sottoposta a censura, delineano un quadro preciso del clima politico, della propaganda, della società, delle attività culturali e sportive, della cronaca, dell'attività giudiziaria, religiosa, delle solennità e celebrazioni.
Volutamente i “pezzi” proposti, in ordine cronologico, sono privi del benché minimo commento, in modo che il lettore possa farsi una idea personale a seconda della propria sensibilità, cultura e conoscenza della storia; certamente non si possono interpretare quegli avvenimenti attraverso la lente del cittadino del XXI secolo.
Gli articoli tratti dal settimanale sono stati fotografati e riproposti integralmente, solo i nomi, che compaiono nelle notizie riguardanti reati o processi, sono stati oscurati; anche se trascorsi ottant'anni, tuttavia si è usato questo riguardo nei confronti dei discendenti.

Il curatore Italo Semino

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M.A.V.M. Robbiano Don Lorenzo.

Brevi note riguardanti il Cappellano Militare Don Lorenzo Robbiano, 2° Rgt Alpini, Btg Monviso, nato a Silvano d'Orba il 3 aprile 1891 e Caduto sul Monte Fior il 7 giugno 1916, per ferite riportate in combattimento. Decorato di M.A.V.M.

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Caduti della I G.M. elencati sulle lapidi del Monumento Ossario del Cimitero comunale di Novi Ligure.

Per i lettori che ci seguono e che desiderino approfondire la storia della nostra città, proponiamo questo articolo peraltro già pubblicato sulla rivista “In Novitate” fascicolo II (N°56), novembre 2013.
Contrariamente a quanto normalmente si ritenga, i N° 199 Caduti elencati, (di cui N° 198 sepolti) nel Monumento Ossario del Cimitero, nella stragrande maggioranza non nacquero a Novi Ligure, ma furono soldati provenienti da ogni regione d'Italia che decedettero presso l'Ospedale Militare di riserva, ubicato nella nostra città durante la Grande Guerra.
L'autore attraverso fonti bibliografiche, archivistiche ed epigrafiche ha cercato di identificarli, per onorarne la memoria.

Foto: Monumento Ossario Cimitero comunale di Novi Ligure.

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Atti della Conferenza-Dibattito del 19.09.2014
Nell'ambito delle celebrazioni del 80° di Fondazione del Gruppo Alpini di Novi Ligure

Con orgoglio intendiamo proporre agli amici, che ci seguono su questo sito, gli atti della Conferenza-Dibattito che ha avuto luogo venerdì 19.09.2014 sul tema:

“NOVI LIGURE NEGLI ANNI A CAVALLO DEL 1934”

Ringraziamo i relatori Alpino Ing. Eugenio Spigno e l'Ing. Francesco Melone Presidente della Società Storica del novese.
L'Ing. E. Spigno ha iniziato la sua relazione con un excursus sulla storia dell'A.N.A. dalla fondazione al 1934, fornendo, inoltre, notizie sul primo Capo Gruppo del sodalizio novese. Quindi attraverso la sua ricerca: “Novi Ligure e l'Italia nel 1934 e dintorni” ha illustrato la situazione politica, culturale, demografica, sportiva di quegli anni. Inoltre si è soffermato sulle condizioni dell'agricoltura, fornendo, infine, un preciso ed argomentato quadro della ”Attività industriale nella media valle Scrivia e nella piana di Novi”.
Il secondo relatore Ing. F. Melone nel suo intervento “Gli anni '30. Frammenti di vita quotidiana” ci ha regalato un godibilissimo spaccato della vita di ogni giorno. Come è stato sottolineato, questo aspetto, sebbene trascurato, concorre non meno dei grandi avvenimenti alla scrittura della storia. Fra l'altro dalle parole dell'autore, si è avvertito nettamente come il suo contributo sia stato una fresca testimonianza di vita vissuta.
Complimenti ai due relatori e... buona lettura!

Foto: i soci fondatori a Monte Spineto

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Appunti di viaggio: i sentieri della Grande Guerra
(anno 2014 Parte II)

Il secondo itinerario proposto è “Il percorso storico del Col di Lana” che ha consentito di raggiungere la Cima del Sief partendo dal passo di Valparola. Il Monte Sief, con il suo Dente e l'attiguo Col di Lana, fu teatro di sanguinosi scontri dall'inizio delle ostilità sino ai primi di novembre del 1917 quando la 4a Armata italiana fu costretta a ripiegare sul Monte Grappa a causa della sconfitta italiana nella XII Battaglia dell'Isonzo (Caporetto). Ai cittadini novesi Cima Sief ricorda il sacrificio della M.O.V.M Capitano Riccardo Silvestro Bajardi, nativo della nostra città, che qui cadde il 20 settembre 1917.

Foto dal Passo Sief: a sinistra le rocce del Settsass, a destra il Sasso di Stria, al centro il Piccolo Lagazuoi con dietro la Tofana di Rozes.

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Appunti di viaggio: i sentieri della Grande Guerra
(anno 2014 Parte I)

Come si ebbe già modo di osservare non è possibile comprendere gli avvenimenti della Grande Guerra sul fronte italiano se non si conosce la geografia, o meglio se non si posa il piede sui campi di battaglia. Allora si può intuire di che tempra fossero quei soldati e quali sacrifici e disagi subirono i combattenti di entrambi gli schieramenti che si affrontarono sulle vette più alte d'Europa.
Per questa ragione si è fermamente determinati a visitare quei luoghi. In questa prima parte si propone il resoconto dell'escursione, effettuata nell'agosto 2014, sul Piccolo Lagazuoi che fu aspramente conteso dall'inizio delle ostilità sino al novembre del 1917, quando i soldati Italiani della 4^ Armata, benché imbattuti, dovettero lasciare quelle postazioni e ripiegare sul Monte Grappa a causa della rotta di Caporetto.

Foto dal Piccolo Lagazuoi: in primo piano il Sasso di Stria, in secondo piano a destra Settsass al centro Cima Sief e Col di Lana, sullo sfondo La Marmolada.

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M.O.V.M. Alpino Giuseppe Salvarezza (Pinan)


Il Gruppo Alpini di Novi Ligure ha la sua sede “a baita” in piazza “Gruppo Alpini di Novi Ligure” ma l'indirizzo postale è rimasto in Viale Pinan-Cichero al civico 35. Probabilmente i novesi immaginano quale fu la motivazione che indusse la Commissione Toponomastica del Comune a dedicare una via alla Divisione Partigiana Pinan-Cichero, che guidata da Aurelio Ferrando operò sull'Appennino ligure-piemontese: valli Borbera e Scrivia. Forse alcuni non sanno chi fu Pinan, nome di battaglia di Giuseppe Salvarezza, nato a Sarissola il 1 giugno 1924 e Caduto in combattimento vicino al Monte Bossola il 15 dicembre 1944. Comandante della Brigata Oreste, venne insignito della M.O.V.M. con la seguente motivazione.
«Giovane ventenne, comandante di una brigata partigiana, di eccezionale ardimento, di fronte ad un improvviso attacco da parte di preponderanti forze nazifasciste lanciava la sua formazione in un audace contrattacco che salvava le sorti della giornata trasformando la situazione, inizialmente sfavorevole alle nostre armi, in rotta disordinata del nemico. Ferito mortalmente alla fronte e al cuore incitava i suoi uomini a proseguire nell’impeto della lotta ed esalava lo spirito indomito per assurgere nel cielo degli Eroi, unanimemente pianto dalle popolazioni che videro il suo estremo sacrificio.»
Monte Bossola d’Alessandria, 15 dicembre 1944.

Nato nel 1924 a Sarissola di Busalla (Ge) figlio unico di contadini, nel 1943 venne arruolato nel 1° Rgt Alpini Btg Pieve di Teco in Cairo Montenotte. Dopo l'armistizio del 8 settembre aderì alle formazioni partigiane della 6a Zona operativa ligure che diventeranno poi Divisione Cichero. Inizialmente gregario, poi comandante di distaccamento, nel dicembre 1944 fu comandante della brigata “Oreste”. Cadde sul monte Bossola il 15 dicembre 1944.
La M.O.V.M. dell'Alpino Giuseppe Salvarezza è inserita nel Medagliere dell'A.N.A., al quale appartengono le M.O.V.M. di soldati che hanno prestato servizio nelle truppe alpine, ma che al momento del fatto d'armi che ha determinato l'alta ricompensa militavano in altri reparti.

Notizie e foto tratte da: I Quaderni dell'Associazione Nazionale Alpini, Il Medagliere, Vol. 2, Edizioni A.N.A.

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M.O.V.M. Sottotenente Ernesto Trevisi

Si conclude la ricerca delle M.O.V.M. della città di Novi Ligure proponendo un breve profilo del Sottotenente Pilota Ernesto Trevisi nato a Novi e Caduto a soli 21 anni sul cielo del fronte Korciano in un impari combattimento condotto contro sei aeroplani avversari.
Tratto da “Aviatori Italiani” si riporta la sua vicenda, in particolare la tenacia con cui il padre Maggiore di Fanteria Nicola Trevisi si prodigò per ritrovare il luogo della sepoltura in territorio greco.

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M.O.V.M. Tenente Colonnello Ramiro Ginocchio.

Per la storia di Novi Ligure si propone la figura della M.O.V.M. Tenente Colonnello Ramiro Ginocchio, del 73° Rgt Fanteria Brigata Lombardia, a cui è intitolata una via cittadina.
Per il vero egli nacque a La Spezia, di sicuro venne considerato novese (Cav. Uff. Carlo Tacchino: "Il valore dei Novesi nella Grande Guerra"); il suo nome è citato sulle lapidi dei "Figli morti in guerra" poste nell'androne del Palazzo Municipale di via P. Giacometti. Alla mamma venne consegnata la M.O.V.M. alla memoria durante la cerimonia che ebbe luogo il XX settembre 1917 nella caserma cittadina "Emanuele Filiberto". Ramiro Ginocchio è sepolto nella tomba di famiglia presso il cimitero comunale della nostra città.

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Appunti di viaggio: i sentieri della Grande Guerra.

Anno 2014: centenario dell'inizio della Prima Guerra mondiale. Qualcuno potrebbe obiettare che l'Italia entrò in guerra nel 1915, non dimentichiamo che alcuni Italiani, ci riferiamo ai Trentini, Sudtirolesi, Veneto-Giuliani, arruolati nell'Esercito Austro-Ungarico vennero avviati al fronte russo già nel 1914.
Non è possibile comprendere gli avvenimenti della Grande Guerra sul fronte italiano senza conoscerne la geografia, per questo si è deciso di visitare i luoghi ove avvennero i fatti maggiormente rilevanti e dove vennero impiegate le truppe alpine.
Di queste visite, iniziate nel 2013, e si spera proseguano negli anni a seguire, è stato tenuto un diario di cui si rende conto.
L'articolo proposto è già stato pubblicato sul periodico della Sezione A.N.A. di Alessandria "Il Portaordini" N°4/2013 e N°1/2014.

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M.O.V.M. Capitano Riccardo Silvestro Bajardi.

La città di Novi Ligure ebbe fra i suoi cittadini quattro Caduti decorati con Medaglia d'Oro al Valor Militare, di cui due nella Grande Guerra, e due nel secondo conflitto mondiale:

• Capitano Riccardo Silvestro Bajardi del 45° Rgt Fanteria, Brigata Reggio nella I G.M.
• Tenente Colonnello Ramiro Ginocchio del 73° Rgt Fanteria, Brigata Lombardia I G.M.
• Tenente Trevisi Ernesto 160a Squadra Caccia II G.M.
• Tenente Aldo Zanotta 9° Rgt Alpini, Divisione Julia, II G.M.

Per ricordarli cercheremo, per ciascuno, di tracciare un breve profilo. Per la M.O.V.M. Tenente Aldo Zanotta è possibile leggere il suo diario nella sezione: "Storia del Gruppo Alpini di Novi Ligure". Inizieremo con la memoria della M.O.V.M. Capitano Riccardo Silvestro Bajardi.

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Grande Guerra: costituzione delle unità skiatori

Nella sezione "Parliamo di Storia" proponiamo un singolare documento del Comando Supremo del Regio Esercito Italiano. Si tratta della Circolare Riservata N. 63625 di protocollo del "Ufficio Ordinamento e Mobilitazione", datata 3 febbraio 1917 e riguardante la: "Costituzione delle unità skiatori".
Dalla lettura della stessa, oltre ad acquisire importanti informazioni in riferimento all'organico del battaglione alpini skiatori, partendo dalla squadra, dal plotone e dalla compagnia, si ottengono altre indicazioni per comprendere le condizioni di vita del combattente alpino in alta montagna. Soprattutto nella nota (1) della Circolare, concernente i materiali ed il servizio della compagnia skiatori, si apprendono sorprendenti notizie specificatamente rivolte al vettovagliamento, al servizio sanitario, al vestiario ed equipaggiamenti, al servizio dei trasporti.
Pagina interessante ... per saperne di più!

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Alpini fra Storia e letteratura

Il breve elaborato è un mosaico di giudizi, considerazioni ed apprezzamenti formulati nei riguardi degli Alpini: dalla commovente poesia del capitano Giuseppe Lamberti per i suoi alpini del Cervino alle ironiche battute di Paolo Monelli e Luciano Viazzi.
Una mescolanza di testi che nella sua essenzialità delinea i tratti caratteristici dell'alpino.

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Nell'anno del centenario dell'inizio della Grande Guerra (28 luglio 1914) si è ritenuto doveroso onorare i Caduti del primo conflitto mondiale della nostra città, attraverso la pubblicazione dei loro nominativi.

In particolare i nomi sono stati ricavati dal volume dello storico Dott. Sergio Pedemonte "Han fatto la guerra", che trovano riscontro nel "Albo d'Oro dei Caduti della Grande Guerra, Vol. XV, pubblicato dal Ministero della Guerra"; inoltre si è consultato il "Numero Unico" stampato per celebrare l'inaugurazione del Viale della Rimembranza nel 1923. Altri nomi sono stati dedotti dalle lapidi poste nell'androne del Municipio di via P. Giacometti, ed infine si è esaminato l'elenco che compare sulla lapide ubicata nell'edificio scolastico di Viale Aurelio Saffi (Liceo) ed è intitolata: "Ai Caduti di queste R.R. Scuole Medie". Confrontando i nominativi che compaiono nelle fonti citate se ne ricava un elenco finale di N° 315 Caduti che proponiamo alla riflessione dei cittadini di Novi Ligure.